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Papa Francesco

2020-11-09T14:33:27+01:00

Jorge Mario Bergoglio, nato in Argentina il 17 dicembre 1936 da genitori di origine piemontese, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires fino alle ore 20 del 13 marzo 2013, giorno della sua elezione a Papa di Santa Romana Chiesa con il nome, da lui scelto, di Francesco. Non è solo il primo papa sudamericano: è anche il primo pontefice gesuita della storia e il primo a chiamarsi Francesco.

Sobrietà, umiltà, sensibilità, unite e valorizzate da un profondo senso del dovere e della responsabilità, sono le caratteristiche del nuovo Pontefice. La scrittura è piccola, procede con un movimento vibrante, con disinvolta scioltezza, ma anche con prudenza e con capacità obiettiva di valutare con calma le situazioni, mantenendo autonomia e senso critico. Il tracciato allargato, la semplicità e la sobrietà della forma, il tratto tendente al pastoso, le morbide ghirlande, l’omogeneità tra testo e firma, registrano la sua umanità, la disponibilità verso l’altro, sincera, motivata, nobilitata da senso etico e da una profonda coerenza.

L’impostazione “a isola”, la dimensione piccola della scrittura, gli spazi tra parole e tra righe, l’obbedienza a eleganti regole tipografiche, esprimono invece la riservatezza, l’umiltà, la scelta di essere al servizio dell’interesse della collettività (“Pregate il Signore affinchè mi benedica”, ha chiesto al mondo al momento della sua elezione).

Le piccole oscillazioni del rigo, i cedimenti in zona media e alcune solo accennate tegole esprimono sensibilità, capacità di coinvolgersi emotivamente, ma il margine sinistro allineato, la buona tenuta di rigo, le ricombinazioni, le aperture delle vocali a destra registrano impegno, intelligenza emotiva ed operativa, capacità duttile di capire le persone e le circostanze e di scegliere con apertura mentale, ma anche con fermezza e coerenza, le strategie migliori.

E.M.

Matteo Renzi

2020-11-09T18:50:17+01:00

Un gesto che ammalia, ma sotto le volute e le curve carezzevoli disvela un carattere deciso, un’ambizione prepotente, una grande abilità di coinvolgimento, l’estro per la soluzione innovativa e per il gesto spiazzante, una volontà di emergere che non si sottrae all’esercizio del sacrificio, un narcisismo candidamente ostentato.

E’ il volto di Matteo Renzi rivelato da questa grafia segnata da gesti fallici, da sopraelevazioni, da forme ricombinate, da una curva che cede volentieri il passo al triangolo, in forma di cuspide o di stiletto appuntito, da un vistoso riccio dell’ammanieramento nell’iniziale della firma, cui il tratto ben inchiostrato conferisce spessore e presenza.

Margaret Thatcher

2020-11-09T18:50:25+01:00

Margaret Thatcher, prima donna primo Ministro nel Regno Unito, laureata in chimica a Oxford.

L’Io grandioso, iper-sicuro di sé caratterizza la grafia della Thatcher.

Secondo l’ottica degli involucri narcisistici, quando l’immagine dell’Io è molto importante, può essere una forza propulsiva o, al contrario, una sorgente di dubbi e quindi di forzature.

Molto interessante da osservare la sua forma di narcisismo e di volontà di potere. Si costata l’ipertrofia dell’ideale dell’Io: la sua grafia ci dice che la sua reputazione di donna di ferro non proviene da rigidità mentale, il tratto è morbido, il ritmo

 fluido, agevole, (specie se si pensa al modello script di base anglo-sassone, già rigido di per sé).

 

Ma due sono le componenti grafiche che illustrano la sua intransigenza: l’iper-sicurezza dell’immagine interiorizzata dell’Ideale dell’Io che le maiuscole con l’arco nello spazio (di Hegar) proiettato verso l’alto esprimono, e lo spostamento della pressione sull’orizzontale che indica l’accanimento sulle proprie vedute, una forzatura delle proprie energie, sorta di coazione a ripetere. Questo in un contesto molto intelligente.

Osserviamo che malgrado si tratti di un tratto sempre pastoso, avvengono rinforzi di pressione sui gesti orizzontali, e non solo sui prepotenti tagli delle t, simboli della volontà imperiosa e dominatrice, ma sulla “s” nell’asta ascendente, e nei collegamenti inter-letterali sul rigo di base.

Abbiamo un splendido esempio dell’arco nello spazio con rinforzo di pressione, arco creativo, lanciato, non alleggerito, bensì calcato, mentre al contrario l’asta discendente che segue si alleggerisce: ossia un fenomeno di pressione spostata con il suo significato psicologo di forzatura, di spostamento delle energie. In questo contesto, verso l’affermazione di sé incontrastata.

N.B.

 

Enrico Letta

2020-11-09T14:15:33+01:00

Una grafia contenutanel calibro, sobria, ben impostata, affine allo script, che acquista via via vigore.

Parte timidamente, leggera e distaccata, per poi allacciare le lettere a gruppi, lanciare le barre delle T – precedentemente più inbite – as umere una direzione ascendente.

Le maiuscole della firma, imponenti ed isolate, svelano il desiderio di valorizzazione e l’ambizione di uno scrivente certamente schivo e prudente, ma tutt’altro che fragile e convenzionale.

Ne sono testimonianza alcune lettere inconsuete (le F, le S), che uniscono all’originalità della forma l’angolosità del tracciato, la pressione spostata sui tratti orizzontali, le piccole e diffuse disuguaglianze che ci parlano di sensibilità (a conferma di una scrittura a tendenza Anima), più che di insicurezza.

Nella firma la semplificazione si fa stilizzazione, con una sequenza di segni essenziali, curvilinei e pastosi, che rimandano al controllo di una razionalità sempre vigile e al desiderio di conciliazione tipici dello scrivente.

Sempre nella firma, la valorizzazione del nome rispetto al cognome probabilmente assolve alla necessità di distinguersi nell’ambito di una famiglia che annovera già esponenti di primo piano sulla scena politica.

In sintesi, una persona che non ama ostentare, ma che lascia agli altri il piacere della scoperta dei suoi molti pregi.

C. P.

Don Andrea Gallo

2020-11-09T14:01:23+01:00

Don Andrea Gallo (Genova, 18 luglio 1928 – Genova, 22 maggio 2013)

Un prete “scomodo”, che aveva fatto sua una scritta vista in Brasile, sulla facciata di una chiesa:“caro cristiano, tu che stai per entrare, sappi che il mondo si divide in oppressori e oppressi. Tu da che parte stai?” E don Gallo è sempre stato dalla parte degli oppressi, dei diseredati dalla società, degli ultimi, degli emarginati. E’stato più volte criticato e continuamente spostato da una parrocchia ad un’altra dalla Chiesa stessa, per i suoi atteggiamenti trasgressivi: l’ostentata fumata di uno spinello in pubblico per protestare contro la legge sulla droga, la sua partecipazione al gay pride di Genova per segnalare le incertezze della chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali, il suo essere dichiaratamente di sinistra e amico di personaggi a loro volta trasgressivi come Vasco Rossi e Fabrizio De André. Ma don Gallo è anche il prete più amato per la sua capacità di ascolto, per la sua pietà nei 

confronti dei disperati, per la sua capacità di ridare identità e dignità a chi l’aveva persa. Intorno a lui si era creata un’intera comunità di migliaia di uomini e di donne che avevano ritrovato il coraggio di vivere e che lo hanno accompagnato con commozione, riconoscenza e fierezza nel loro ultimo incontro, al suo funerale.

Una grafia espressiva e spontanea, che avanza con un tracciato vivace e flessibile, con improvvisi momenti di tensione (basi angolose, triangoli). Il pensiero è mobile, intuitivo, originale e aperto (ovoidi, ricombinazioni, pinze, semplificazioni, buchi), ma sa essere anche combattivo (punte, angolosità). Il senso di sé non è sempre stabile e sicuro (zona media di dimensione minore rispetto alle iniziali importanti, “i” piccole e sospese, disuguaglianze di dimensione e di inclinazione, numerosi buchi), ma proprio questo gli ha dato una maggiore sensibilità nei confronti degli umili e degli emarginati, e la forza delle idee, il senso etico (coerenza, omogeneità e spontaneità della forma) hanno aumentato il coraggio e l’ indipendenza di giudizio.

Nelle firme sono più evidenti la combattività e l’ideale dell’io, che si identifica nei grandi ideali condivisi: entrambe molto più grandi del testo, in una le due parti della firma stessa (Don Gallo) sono unite in un unico gesto personalizzato, dinamico e affermato, la “D” di Don è una semplice asta con un triangolo combattivo alla base. Nell’altra la grande “G” del cognome, esuberante ed ampia, dimostra, oltre ad un importante ideale dell’io, anche la forza della sua motivazione, l’intraprendenza dell’azione, la consapevolezza dell’importanza della sua presenza per gli ultimi.

Margherita Hack

2020-11-09T13:05:21+01:00

Margherita Hack (Firenze, 12 giugno 1922 – Trieste, 29 giugno 2013) astrofisica, divulgatrice scientifica e attivista per i diritti civili

Amica delle stelle, degli animali, della bicicletta,della ricerca vera, della verità sentita, della lealtà verso se stessi e verso l’universo…

Con queste sole firme sembra riassumere il suo pensiero fulmineo, accanito, intollerante ai compromessi, aperto alla logica deduttiva, essenziale, grondante d’umorismo.

Alla volta costruttiva e protettiva iniziale della “M”, orgogliosa del suo affermarsi Donna e Margherita, segue l’angolo tenace che pretende, e che non permette l’arresto del filo saldo, dei morbidi festoni e delle sismografiche scosse impazienti di arrivare alle due “tt”, per meglio abbreviare il cognome duro, reso filiformizzato: una “k” terminale che ingombra, che si vuole finale aperta verso la comunicazione, ma che la costrizione calligrafica tenta di richiamare alla logica di un ritorno sul rigo.

N.B.

Tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.”

Annamaria Cancellieri

2020-12-13T23:36:46+01:00

Annamaria Cancellieri

Ministro della Giustizia nel governo di larghe intese guidato da Enrico Letta.

La qualità della riproduzione (esempio estratto da Internet) non ci permette un’analisi accurata della scrittura in esame. Ci limitiamo pertanto a evidenziare le principali caratteristiche del gesto grafico che la connotano.

Una grafia piccola, allargata, rapida, ricombinata, leggermente rovesciata ma con gesti progressivi, a tendenza bassa e filiforme: espressione di agilità mentale, rapidità nel cogliere il cuore dei problemi e nel formulare la soluzione più idonea.

La curva prevale sull’angolo e – associandosi alla ghirlanda – accentua il carattere di amabilità della scrivente e il suo desiderio di evitare i conflitti.

La grande iniziale del nome, una A gonfia e arrotolata con vezzoso ma deciso


gesto finale discendente, ci parla di una personalità affermata e gelosa della propria intimità, che non ha bisogno delle insegne del potere per farsi accettare: il cognome (che pure la identifica in termini di posizione sociale di rilievo) è addirittura troncato sulle finali. La conferma viene da un significativo laccio/fiocco sulla P sopraelevata e rigonfia di “per”, che restituisce la dimensione di fiducia nelle proprie possibilità e desiderio di sentirsi graditi e accettati per le proprie intrinseche qualità.

La specie allargata, il rigonfiamento nell’asta inferiore della P, il tratto apparentemente ben inchiostrato, rimandano a una persona che sa unire l’esercizio intellettuale al piacere della convivialità.

C.P.

Nelson Mandela

2020-11-09T18:50:40+01:00

Nelson Mandela (1908 – 2013)

Primo Presidente di colore del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza, nel 1944, entra nei movimenti pacifisti contro l’apartheid che guida per anni.

Nel 1960, dopo le repressioni e il massacro di Shaperville, al quale sopravvive, fugge e riorganizza la lotta armata, ma viene arrestato nel ’63 e, dopo nove mesi di processo, è condannato all’ergastolo.

Nel suo discorso, prima del verdetto, osa dire:

Più potente della paura per l’inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni alle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese…

Su pressione internazionale viene liberato nel 1990, dopo più di 25 anni di carcere.

Nel 1993 riceve il Premio Nobel per la pace.

La sua firma ad ampi festoni è sempre fedele a se stessa, colma di tenerezza.

Colpisce la semplicità curvilinea del suo grafismo, in cui l’affettività sprigiona una sorta di alone, e facapire che la missione di Nelson Mandela è ispirata dall’amore per i suoi simili, dall’empatia, e non dalla ricerca di potere.

L’impostazione sobria e limpida del suo scritto parla di un’intelligenza lucida, logico-deduttiva e lungimirante che abbraccia le relazioni interpersonali, con animo nobile.

Pensiero ed emozione sono all’unisono in un dialogo continuo che le curve impreziosite e le lettere ovoidali esaltano.

Le forme essenzialmente curvilinee esprimono la forte affettività di Mandela, ma la sua volontà si manifesta imperiosa e sostenuta da una vitalità sensoriale, da una generosità irradiante.

N.B.

Ignazio Marino

2020-12-09T21:01:59+01:00

Ignazio Marino

Dall’impronta sensoriale della grafia ritorniamo istintivamente al volto gioviale e ottimista al quale il sindaco di Roma ci ha già abituato: “certo è proprio lui”…

Lontano dalla grafia enigmatica di molti medici chirurghi, sembra abbracciare la realtà concreta e caricarla con un “sorriso” sulle sue spalle, e con le curve di una zona mediana ampia – affettiva – e un tratto morbido, intende rassicurare il suo popolo.

Non ci sfugge un suo nervosismo impaziente con piccoli freni in fine parola, che modera con l’aggraziato e seducente riccio iniziale della firma: “ci penso io”, sembra voler dire.

Parole strutturate da un legame che lancia in alto i puntini, per farli ricadere energici sul rigo: l’aspirazione deve rimanere nel concreto e si realizza in un ritmo scrittorio ben scandito, nutrito di realismo.

Però… la croce della “t” intriga, con il suo tratto orizzontale rinforzato di energia “diversa”: psicologicamente contrasta con il contesto che parla di disponibilità e slancio, emerge un distacco spirituale, solitario, segreto, una sorta di timone e di guida interiore.

N. B.

Marine Le Pen

2020-12-09T21:02:06+01:00

Marine Le Pen

Classe 1968, avvocato, figlia di Jean Marie Le Pen, europarlamentare dal 2004, Marine Le Pen dal 2011 è Presidente del Front National, la formazione di estrema destra francese.

Una grafia semplificata, che scorre con ritmo regolare e rassicurante, diffusamente inchiostrata, stabile sul rigo, inclinata con sistematicità, prolungata in alto e in basso, dal margine sinistro fin troppo controllato: tutto contribuisce a trasmettere un’ immagine di affidabilità, organizzazione, lucidità, efficienza, semplificazione dei problemi, un frettoloso “andare al sodo” che ben si attaglia alla caratteristica animus dello scritto.

Eppure, a ben guardare, una sottile inquietudine serpeggia tra le righe e ci svela il coté meno difeso della leader indiscussa dell’ estrema destra francese: quelle i piccole e inconsistenti, i buchi all’interno delle parole, gli schiacciamenti in zona media prendono una loro rivincita sulla punteggiatura avanzata, sull’inclinazione decisa, sui lanci delle T.

Poi, all’improvviso, da questo mare apparentemente tranquillo emerge una sorta di spruzzo, una pinna di squalo, ma anche un ideogramma: è la firma di MLP, che esprime la sua voglia di rompere gli schemi, di uscire dal seminato, di stupire, sorprendere, agguantare la preda e non mollarla più (la P in forma di gancio stilizzato).

C. P.

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