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Gino Strada

2021-09-04T10:53:03+02:00

Gino Strada: l’Utopia della Pace

 

Luigi Strada, noto come Gino, nasce a Sesto San Giovanni (Milano) il 21 aprile 1948. Si laurea in Medicina e Chirurgia , specializzandosi in Chirurgia d’Urgenza,  per poi completare  la sua formazione negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Sud Africa presso prestigiose istituzioni accademiche e ospedaliere.  

Nel 1988 si indirizza verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra, per poi lavorare con la Croce Rossa in varie zone di conflitto armato.

Questa esperienza sul campo motiva Strada, la moglie Teresa Sarti e un gruppo di colleghi, a fondare, nel 1994,  Emergency, un’associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo. Dalla  sua fondazione a oggi, Emergency  ha fornito assistenza gratuita a milioni di pazienti e ha promosso la costruzione di ospedali e posti di soccorso in diciotto Paesi del mondo.

 

Per un beffardo gioco del destino Gino Strada muore proprio nei giorni in cui i Talebani marciano verso la riconquista di Kabul, atto finale di un conflitto che, dopo vent’anni, finisce per riprodurre l’analogo assetto di potere che gli Stati Uniti e l’Occidente volevano cambiare, portandosi dietro un’impressionante scia di morte, dolore e distruzione.

È la logica della guerra, di quella guerra che Gino Strada ha sempre considerato strumento eticamente inaccettabile, oltre che inidoneo a risolvere qualsiasi contrapposizione tra uomini e popoli.

La grafia di Gino Strada indica un idealismo capace di tradursi in azione grazie a intraprendenza, coinvolgimento e ricettività (movimento dinamico, inclinata, a ghirlande ); il suo è uno sguardo rivolto verso orizzonti alti, unito alla consapevolezza che solo l’azione e la  lotta quotidiana sul campo possono avvicinarsi a quegli orizzonti  (prolungata in alto e in basso).

È dotato di  una mente agile e chiara, grande senso del rigore e capacità di adattarsi ai cambiamenti repentini della professione nei contesti difficili in cui opera (allargata, semplificata); possiede, inoltre, una finezza psicologica che gli consente di perseguire il suo obiettivo con determinazione e concentrazione, mostrandosi impaziente di raggiungerlo rapidamente (movimento  dinamico, gladiolata).

Ha un forte senso dell’organizzazione (buona impostazione, spazio tra righe accentuato), non si lascia demotivare, né influenzare. È stabile e tenace nel raggiungimento dei suoi fini: non molla l’azione una volta intrapresa, abbatte gli ostacoli con l’impeto e l’irruenza del trascinatore (legata, allargata, inclinata, tratti del temperamento “Bilioso” di Ippocrate).

È un medico nel vero senso della parola: si prende cura delle persone in quanto esseri umani che hanno bisogno di assistenza, senza distinzioni di età, sesso, censo e religione. In questo senso sente un forte senso di appartenenza al mondo della Medicina che impronta ogni sua attività e su cui concentra e indirizza ogni suo sforzo. (legata, piccola, gladiolata).

Per i pensieri astratti, banali, nutre un fastidio che esprime con atteggiamenti di snobismo, di distacco, di aperta insofferenza: la sua è una personalità controcorrente che rifugge dalla mediocrità e capace di opporsi con forza, severità e intransigenza a chi mette in dubbio le sue convinzioni (caratteristiche del tipo junghiano “Pensiero”, firma più grande del testo, sopraelevazioni, lettere a rébours, mazze, acuminazioni).

È un uomo sensibile e la sua emotività è messa a dura prova dal contatto con adulti e bambini massacrati dalle mine antiuomo (disuguale in dimensione, pressione che via via sfuma). La componente realistica e sensoriale è in lui un fattore importante (presenza della funzione junghiana “Sensazione”), ma non comporta alcun cedimento alle cose facili: è un uomo audace che ama le sfide, che accetta il rischio e che è capace di assumersi gravose responsabilità anche per compensare inevitabili cedimenti interiori (disuguale in pressione e in dimensione, pressione a volte spostata).

Concreto, all’apparenza arrogante, combattivo, fiducioso di poter trarre profitto dalle proprie doti, di amministrare adeguatamente le sue potenzialità, non si rilassa mai, correndo rischi di stress da surmenage (pressione spostata, che via via sfuma, caratteristiche del temperamento “Bilioso” di Ippocrate).

 

Tradito dal suo cuore, Gino Strada è morto il 13 agosto 2021 in Normandia all’età di 73 anni.

 

Gino Strada ha illuminato il concetto/sostanza di sacralità e il rispetto per la vita e l’integrità umana. Ha dato tutto se stesso non solo con le sue capacità di grande organizzatore ma come uomo con un ideale irrinunciabile: quello dell’uguaglianza tra gli esseri umani. (Moni Ovadia)

 

Maria Rosaria Colella

 

 

 

Raffaella Carrà

2021-08-01T11:14:51+02:00

Raffaella Carrà è stata definita la regina della televisione italiana, ma la sua scrittura ha ben poco di maestoso e regale. La grafia è infatti medio- grande, ma senza segni di soprelevazioni o ornamenti che normalmente ci si potrebbero attendere da una “diva”. Era una persona generosa, dall’ espansività semplice, fresca: la sua scrittura è infatti chiara, ampia e molto curva.

 

La carriera nel mondo dello spettacolo comincia per Raffaella precocemente, con la partecipazione a soli 8 anni al film “Tormento del passato” (1952); da quel momento la sua ascesa non si è mai arrestata, spaziando il suo percorso professionale – negli ultimi 70 anni – dalla radio alla televisione, alla canzone, alla produzione televisiva. Tale forza e dinamismo, audacia ed espansività si rivelano facilmente nella scrittura che è grande, legata, con una buona pressione, ascendente. Raffaella era una persona dinamica, capace di affrontare una grande mole di lavoro e anche diverse attività alla volta, adattandosi spontaneamente e con entusiasmo a nuovi progetti: le ghirlande infatti abbondano nella sua grafia.

 

Dedizione al lavoro e organizzazione si evidenziano nella impostazione armoniosa della sua scrittura che ha un margine sinistro crescente; mentre la forza di volontà, che fa pensare a una certa diligenza premurosa nell’ eseguire ciò che fa, si rivela grazie ai tagli della T che, sempre vergati con forza, sono bassi ma spesso legati alla lettera che segue: indicativi di una certa modestia e moderazione, ma anche di una spinta realizzatrice molto forte. Nel suo agire non vi è la pesantezza del sacrificio ma la leggerezza della dedizione, della simpatia e dell’ ottimismo. Fondamentale per questo l’ ascendente delle righe, che denota ardore, attività, iniziativa innovatrice, ottimismo e immaginazione: tutte caratteristiche proprie della Carrà e che costituiscono il motore propulsivo di una vita tanto ricca e tanto fortunata da un punto di vista lavorativo e artistico.

 

A proposito della vena artistica di Raffaella, a parte il senso estetico che la connota, la scrittura è un emblematico esempio di scrittura “plena” di Augusto Vels, che l’ ha riscontrata in diverse grafie di artisti, inventori e attori: caratterizzata da movimenti ampi, curvi, gradevoli (pienezza e armonia di forma) e dal tratto in rilievo. Denota forza immaginativa, espressiva e suggestiva, talento oratorio e descrittivo. Tutte caratteristiche della Carrà, vera sintesi della sua vita artistica.

Le specie grafiche già descritte, unite alla leggibilità della firma (autenticità semplice), ci spiegano anche l’ audacia dell’artista nel mostrare il suo ombelico negli anni ‘70. Lei stessa, in un’ intervista del 2018, quando viene nominata Dama “a l’ Orden del Merito Civil” dall’ambasciatore spagnolo in Italia, dice: “non avrei mai immaginato che il mio ombelico facesse così tanto rumore. Per me è stato naturale vestirmi alla moda di quei tempi”.

Spontaneità, freschezza, vivacità si riscontrano anche nelle forme della sua scrittura – curva, ampia, semplice in un insieme armonico – che ne fanno una persona dalle alte qualità morali.

 

Tale tratto si rivela anche nel modo in cui ha affrontato l’ impossibilità fisica di avere bambini. Dice a tale proposito in un’intervista: “ Avevo trent’anni, i mesi passavano e questo bimbo non arrivava. Sono andata dal ginecologo e ho fatto l’ amara scoperta: ormai era troppo tardi. Ma anche io volevo donare qualcosa di buono, come quello che avevo ricevuto nella vita. Cosi ho riservato tutto l’ amore che avevo dentro ai miei due nipoti . Poi mi sono dedicata alla adozioni a distanza: sostengo bambini un po’ in tutto il mondo e di tanto in tanto li vado a trovare. Mi sono,

per cosi dire, circondata di infanzia, riuscendo a colmare quel vuoto che avevo dentro”. E forse la scrittura un po’ schiacciata parla proprio di un’antica sofferenza affettiva.

 

Sempre Agusto Vels chiama questo atteggiamento ”oblio di se stesso”: le personalità superiori sublimano le proprio difficoltà, dimenticando se stesse e creando del bene: scrittura armonica, ampia, ottimo equilibrio bianchi/neri, curva.

 

Anche se l’ ombra di questo conflitto col suo corpo mai è stata totalmente scacciata, e si può scorgere nelle gambe della lettera F, vergate nella firma con movimenti sinistrogiri e con le aste che non discendono verticalmente ma accennano a dei denti di pescecane.

 

Comunque la Carrà riusciva anche a gestire con grande eleganza il difficile equilibrio tra vita pubblica a privata. Non si concedeva a grandi eccessi da superstar (la sua scrittura non presenta esagerazioni nè grandi disuguaglianze) e riusciva ad essere molto discreta (ampio spazio tra righe, ovali ben chiusi anche a doppia mandata, aste leggermente rovesciate). Nessuno, ad esempio, sapeva della sua malattia.

 

Infine Raffaella, per le forme un po’ paffutelle e i suoi ovali jointoyée, aveva un che di ingenuo, di candido. Fabio Fazio scrive in sua memoria: ”Era elegante Raffaella: era elegante quella televisione che costruiva l’ estetica di un Paese ingenuo ma pieno di dignità. Raffaella Carrà era la sintesi di tutto ciò”.

 

Domenico Mugavero

ARIGRAFMediterraneo

Carla Fracci

2021-06-07T13:23:36+02:00

Carla Fracci

 

Carolina Fracci, in arte Carla, nasce a Milano il 20 agosto 1936 da Luigi Fracci, alpino e sergente maggiore in Russia, e da Santina Rocca, operaia alla Innocenti. All’inizio della guerra Carla e la sua famiglia, sfollati dalla città, si rifugiano a Volongo dalla nonna materna Argelide, dove, come l’artista dirà anni dopo, “ben piantate nella terra”, si trovano le sue radici. Trasferitasi dalla zia a Gazoldo degli Ippoliti, nel mantovano, per frequentare la scuola elementare, torna a Milano con la famiglia al termine della guerra: aspira a diventare parrucchiera, ma sa ballare e si esibisce per gioco al Circolo ricreativo dell’azienda di trasporti dove, nel frattempo, il padre è stato assunto. Su insistenza di alcuni amici, che notano nella ragazzina un notevole senso del ritmo, i genitori si convincono a portarla al Teatro alla Scala per un’audizione.

È l’inizio di un’epoca che segnerà per sempre la storia della danza: a dodici anni Carla è una comparsa in La bella addormentata con Margot Fonteyn e a ventidue viene promossa prima ballerina.

Regina indiscussa della danza, “prima ballerina assoluta “ , come l’ha definita il New York Times, Carla Fracci incanta e ammalia le platee di tutto il mondo, interpretando i maggiori ruoli (circa centocinquanta) della letteratura del balletto e danzando con partner prestigiosissimi come Rudolf Nureyev (“Danzare con lui era una sfida: eccentrico, competitivo ma di grandissima generosità”, dirà poi).

Sposatasi nel 1964 con Beppe Menegatti, aiuto regista di Visconti, Carla Fracci diventa madre quattro anni dopo, conciliando con successo quotidianità e carriera.

Ritiratasi dalle scene, negli ultimi decenni ha diretto prestigiosi corpi di ballo, fra cui quelli del San Carlo di Napoli, dell’Arena di Verona e del Teatro dell’Opera di Roma, continuando sempre a portare avanti la sua passione per l’insegnamento e la divulgazione della danza classica fra i giovani.

Musa, mito, icona, celebrata da poeti come Eugenio Montale (“..a te bastano i piedi sulla bilancia per misurare i pochi milligrammi che i già defunti turni stagionali non seppero sottrarti” ) e Alda Merini (“Tu sei leggera come la follia…”), è morta a Milano a ottantaquattro anni, il 27 maggio 2021.

La grafia di Carla Fracci, grande, semiangolosa, verticale, intricata, parla di uno spirito pragmatico, concreto e determinato che ribolle sotto la dolcezza del tulle bianco, raccontando la storia di una donna che, pur volando in punta di piedi, si coinvolge in tutte le dimensioni della vita reale e resta ben ancorata alle radici contadine della sua infanzia.

Orgogliosa di sé e dei suoi traguardi (sopraelevazioni e sottolineature ), non indulge mai a forme di divismo, restando sempre amabile e disponibile (c a conchiglia, finali in curva aperta, ghirlande), pur se discreta e misurata nell’esternazione dei suoi sentimenti, che ha forse sacrificato alla rigida disciplina e alla ricerca di una perfezione che è sfida continua a superarsi (grafia a forte componente fallica, lettere strette, maiuscole alte e strette).

La firma merita un’attenzione particolare per il movimento vivace e flessuoso con cui danza sul palcoscenico simbolico della sottolineatura: l’iniziale del nome entra in scena partendo da lontano, dal centro del palco, mentre la sua finale si libra verso destra per poi tornare indietro con un inchino.

Con la morte di Carla Fracci, l’eterna fanciulla danzante di Montale, scompare la più grande esponente della danza classica italiana del Novecento, l’ étoile internazionale di prima grandezza e la leggenda del ballo, ma anche la donna che è rimasta sempre fedele a quelle radici contadine dalle quali ha tratto la determinazione e lo spirito di sacrificio che l’hanno guidata nell’arte come nella vita.

M.L.F.

Mario Draghi

2021-04-11T15:14:43+02:00

Economista, accademico, banchiere, dirigente pubblico, è stato Direttore Generale del Ministero del Tesoro dal 1991 al 2001, Governatore della Banca d’Italia dal 2006 al 2011, Presidente della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019. Il 13 febbraio 2021 è stato nominato 30° Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Quando si dice una grafia sobria…..che più sobria non si può. Che non si concede nulla, salvo una sorta di corona nella firma, nella “M” di Mario. Testimonianza di una attitudine ad una umiltà da civil servant, quale si è sempre dichiarato. Umile ma non fragile, né insicuro. La zona media, infatti, è ben strutturata, leggibile, salda sul rigo ma senza rigidità, le tre zone della scrittura ben sviluppate. La sensazione è quella di un uomo solido, equilibrato, affidabile, che porta sulle spalle un peso enorme di responsabilità con la disinvoltura di chi agli oneri della carica è abituato.

Pur nella limitatezza del materiale a nostra disposizione (un bigliettino di ringraziamenti), colpisce la gestione dello spazio, così equilibrata: margini regolari, copoversi, righe e parole distanziate, firma armoniosamente distante.

Rispetto delle regole, senso spiccato dell’organizzazione, ascolto attento, agevole penetrazione sociale: queste le caratteristiche dell’uomo, prima che dell’uomo di Stato. Circola molta aria in questo scritto, e ci fa pensare a pause necessarie, a silenzi di riflessione, a gesti contenuti. Lo connota la specie allargata e un ritmo di vibrazione che rimandano a una mente aperta, che guarda lontano ma non perde di vista il presente, a una sensibilità intensa ma non esibita. Sensibilità che è anche emozione: non deve sfuggire la connotazione “anima” che investe l’uomo più che il banchiere. Se in effetti non ci hanno stupito le aste prolungate in alto dell’ambizione, gli ovali chiusi della riservatezza, le finali corte della prudenza, ci hanno piacevolmente sorpreso le piccole rotondità delle lettere, la grazia della curva di alcuni collegamenti, gli occhielli e gli ovali non sacrificati, le sottili sfumature del tratto: la scrittura “anima” appunto, con tutto il suo portato di sottesa emotività e accoglienza.

Un discorso a parte merita la firma.

Interessante la discontinuità che la caratterizza: un nome vergato con cura e chiarezza, irto di denti di pescecane nella “M”, che quasi assume la forma simbolica di una corona (ma che è anche un bell’esempio di “divaricata” di Moretti), e un cognome stilizzato e illeggibile, connotato da lunghe aste svettanti in zona superiore, abilmente compensate da un allungo inferiore che pesca, a mo’ di amo insidioso, in acque profonde…. Qui in gesto non si attarda, ma scorre veloce e risparmia l’ovale del cognome, trasformandosi in cifra riconoscibile e personalissima. Dismessi i panni del severo banchiere, Mario (così vuole essere semplicemente chiamato dagli abitanti di Città della Pieve, il suo buen retiro tra Umbria e Toscana) si riprende la scena.

C.P.

Oltre il personaggio – I coniugi Darwin e i coniugi Freud. Storia di coppie, vite, scritture e…qualche curiosità fisiognomica. A cura di Anna Rita Guaitoli

2021-03-28T11:55:19+02:00

Oltre il personaggio

25 aprile 2021, ore 18.30

I coniugi Darwin e i coniugi Freud. Storia di coppie, vite, scritture e…qualche curiosità fisiognomica.

A cura di Anna Rita Guaitoli

 

Su piattaforma Zoom – accesso gratuito su prenotazione presso la Segreteria ARIGRAF

 

Se l’uomo è un “grande uomo”, come sarà la donna che partecipa alle sue lotte, alle sue emozioni?

Convinta che una coppia non sia solo 1+1 ma interazione dinamica e condivisione di un

“campo di esperienza”, ci porremo delle domande rispetto ai coniugi Darwin e Freud: loro, i mariti,

sono stati dei veri rivoluzionari; e le loro mogli? Avranno avuto interessi comuni? Obiettivi comuni?

Cosa ci dirà la loro scrittura? E i loro volti?

Senza farci servi di etichette, curioseremo anche nella fisiognomica, visto che,

diceva Leonardo, “i moti dell’animo si conoscono dai moti del corpo”.

I “ritmi” di Robert Heiss: una chiave per entrare nella dinamica del tracciato – A cura di Anna Rita Guaitoli

2021-03-28T11:31:31+02:00

 

18 aprile 2021, ore 9.30 – 12.30

 

C’è ritmo intorno a noi. Nell’alternanza di pieni e vuoti, di luce e ombra, di curve e quadrati…

Diceva Goethe che “il ritmo ha qualcosa di magico”. Noi, molto più semplicemente,

cercheremo di riflettere su quanto, e come, l’individuazione del ritmo ci possa aiutare

ad entrare nel tracciato grafico.

In particolare, prenderemo in considerazione Robert Heiss (1903-1974,

 che ci ha insegnato a ricercare il ritmo negli elementi base della grafia: movimento, spazio, forma.

E di questi, quale prevale? Come si integrano? Cosa significano nella strutturazione della personalità?

 

€ 30 per i soci Arigraf, € 60 per i non soci (30€ + 30€ tessera associativa)

Oltre il personaggio Maria Callas “Vissi d’arte, vissi d’amore”- umanità, gloria e sofferenza di un mito a cura di Elena Manetti

2021-02-27T17:05:23+01:00

28 marzo 2021 h.17,30

“Ho avuto il privilegio di conoscere un destino straordinario. Sono una creatura del fato, il quale si è impossessato di me e ha tracciato la mia strada. Non mi appartengo, ma sono il testimone esterno della mia stessa vita.”
Queste parole della stessa Callas descrivono l’essenza dell’esistenza veramente straordinaria della più grande cantante lirica del Novecento e forse di tutti i tempi: da un inizio difficile e umiliante di giovane donna di modesta condizione economica, brutta e grassa, a cantante famosissima, ammirata e considerata “Divina”, iperpagata e icona di bellezza e di eleganza.. La sua arte è stata oggetto di amore quasi delirante, ma anche di incomprensibili ripugnanze e il suo carattere schietto e appassionato le procurò fanatici e devoti ammiratori e acerrimi nemici. Ma nella sua vita privata Maria Callas fu particolarmente infelice e nessuno dei suoi uomini riuscì a colmare il suo inesausto bisogno di amore e anzi da alcuni ebbe anche umiliazioni e amare delusioni. Il percorso biografico-grafologico di questa grande artista e delle persone che hanno partecipato in vario modo alla sua vita, può dare un contributo alla comprensione della incredibile dicotomia tra la sua straordinaria arte, il suo trionfo, il suo mito, e la sua solitudine disperata che la porta a una morte precoce e misteriosa a soli 53 anni il 16 settembre 1977. Durante la conferenza saranno ascoltate alcune celebri esecuzioni della grande cantante.

A.Freud, E.Erikson, F.Dolto e D.Winnicott: per un necessario scambio di conoscenze tra psicologia e grafologia – A. R. Guaitoli

2021-02-27T17:08:00+01:00

14 marzo – 21 marzo – 28 marzo 2021, ore 9.30-12.30

Ci sono concetti che fanno parte della nostra quotidianità: narcisismo, ambivalenza, identità, falso sé. Seppure patrimonio comune, sono in realtà il portato di un lungo lavoro che la psicologia ha compiuto intorno allo sviluppo dell’uomo.

Qualche consapevolezza in più sugli apporti teorici non può che aiutare chi si occupa dell’analisi della scrittura. Indagando il segno nel suo contesto ci si pongono sempre delle domande: come sta avvenendo nel soggetto il processo di maturazione? Quale immagine di sé sta realizzando? Si nasconde? ma come? E l’adolescente, quali meccanismi di difesa sta attivando?

Magari, anche la psicologia potrà giovarsi dell’analisi che la grafologia offre su un oggetto davvero “materiale”, quale il tracciato della scrittura.

Si propongono tre incontri con specifici focus:

Erikson: il concetto di identità
Anna Freud: ambivalenza e meccanismi di difesa dell’adolescente
Françoise Dolto e Donald Winnicott: l’immagine del corpo, il falso sé.

70€ l’intero ciclo per i soci ARIGRAF; 30€ per il singolo incontro. Per i non soci: 100€ l’intero ciclo (comprensivi di tessera associativa); 30 € + 30€ tessera per il singolo incontro.

Joe Biden

2021-02-09T18:10:39+01:00

Joe Biden

Joseph Biden, meglio noto come Joe Biden, è il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2021.

Esponente dell’ala moderata del Partito Democratico, di professione avvocato, fu eletto nel 1972 senatore federale in rappresentanza dello Stato del Delaware, poi confermato per sei mandati consecutivi.

Nel 2009 assunse le funzioni di Vice Presidente sotto l’amministrazione di Barack Obama. A 78 anni, è il più anziano Presidente mai eletto negli USA.

 

Il neo-presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden è una persona d’ azione, ricco di energia realizzatrice, che riesce aportare a termine compiti e a raggiungere qualsiasi obiettivo si prefigga con impeto, zelo, passione e responsabilità. La scrittura è infatti legata, leggermente ascendente, allargata e con pressione uniforme.

Biden trae piacere dal movimento, gode dell’ agire, ed è ottimista; sembrerebbe proprio che incarni lo stereotipo del self made man americano.Il suo ardore e la sua passione si concretizzano anche nella capacità di adattamento e di persuasione, in quanto riesce spontaneamente e agilmente a modificare il proprio approccio in funzione delle circostanze: la sua scrittura ha collegamenti tra i più svariati (ghirlanda, angolo, arco, orizzontale ) e non manca di una buona dose di ricci.

Quando vuole quindi può essere molto socievole, amabile, diplomatico (infatti è stato Presidente della Commissione Esteri al Senato Americano, ed è sempre stato un interlocutore dei Repubblicani ), ma soprattutto naturale e spontaneo, tanto da commuoversi in pubblico quando riceve a sorpresa da Obama “The Medal of Freedom”. Alcuni ovali sono aperti a destra altri a sinistra, altri ancora in alto, nella sua scrittura vi è poi la predominanza del movimento progressivo e una marcata omogeneità tra testo e firma.

Alle volte invece, in virtù anche della sua grande fiducia in sè, afferma le proprio idee e le proprie posizioni con forza, tenacia e combattività (forte pressione, angoli, la i che in inglese significa “Io” con angoli e ganci, la J nella firma di Joe è un tratto vergato verticalmente con grandissima forza e molto prolungato), che forse può sfociare in aggressività.

Ha la capacità di captare l’ aspetto dinamico e trascendente delle cose e dei fatti (infatti Obama l’ ha scelto come Vice) anche se alle volte rischia di perdersi dei dettagli.

Persona autentica, è dotato di una sensibilità genuina (piccole oscillazioni , pressione forte, movimento vibrante): famoso l’ episodio in cui parla della proprio lotta contro la balbuzie a un bambino balbuziente di 12 anni, incoraggiandolo con grande empatia.

Tuttavia non mancano nella vita del Presidente dei momenti di incertezza, di dubbio o anche melanconici ricordi del passato: Biden ha sofferto gravi perdite familiari che ritornano pesantemente (barra della D rigonfia all’ indietro, pochi ovali schiacciati), pensieri che vengono subito scacciati tuffandosi nel quotidiano. Inoltre, forse anche per l’ età, affiora lo stress (piccole torsioni, pressione uniforme).

Ad ogni modo è un uomo sincero ed appassionato, soprattutto delle sue idee e dei suoi ideali. Tutti siamo il precipitato delle nostre esperienze ma per Biden ciò è molto profondo, in quanto i suoi ideali e i suoi modelli sono il faro della sua vita, la sua essenza, e trae da essi pienezza interiore. Infatti la sua scrittura – benchè sia rapida, movimentata e ricombinata – è leggibile, ha margini piccoli e segue il modello americano non ciecamente ma in modo personalmente rieleborato

Dichiara infatti nel suo ultimo discorso prima del trasferimento a Washington: “In our family, the values we share, the character we strive for, the way we view the world — it all comes from home, It all comes from Delaware.” (“Nella nostra famiglia, i valori che condividiamo, la persona per cui ci battiamo, il modo in cui vediamo il mondo, origina tutto dalla nostra casa, viene tutto dal Delaware”).

Domenico Mugavero

Diego Armando Maradona

2021-02-08T18:58:13+01:00

Diego Armando Maradona

1960 – 2020

Diego Armando Maradona, soprannominato el pibe de oro (il ragazzo d’oro), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il migliore in assoluto.

Campione del mondo nel 1986 e vice campione del mondo nel 1990 con la nazionale argentina, segnò contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 una rete considerata il gol del secolo.

Fu ingaggiato nel 1984 dal Napoli (dove giocherà con la mitica maglia n. 10), che grazie a lui vinse nel 1987 il suo primo scudetto e la sua terza Coppa Italia, e – nel 1989 – la Coppa UEFA.

Successi che raccontano in minima parte quello che Maradona è stato per una città che lo ha eletto re, comandante, simbolo di riscatto.

Personaggio controverso e carismatico, incappato non di rado in guai con la giustizia, Maradona ha generato una sorta di culto idolatra sia in Argentina sia in Italia: a Rosario, i suoi tifosi fondarono la Iglesia Maradoniana; a Napoli, in una via pubblica, gli è stato dedicato un altarino dove i tifosi amavano recarsi a chiedere la “grazia calcistica” prima di ogni partita.

Non intendiamo cimentarci con l’analisi dei tratti salienti di carattere del mitico centravanti partendo dalla sua firma -impresa impossibile nonché discutibile – ma vogliamo limitarci alla descrizione del gesto grafico e del movimento che ha generato una firma così dinamica ed evocativa.

Autografo di MaradonaMaradona scrive per lo più in stampatello, come di frequente capita a persone poco scolarizzate: come Diego, cresciuto senza istruzione a Villa Fiorito, barrio poverissimo della periferia sud di Buenos Aires. Uno stampatello ingenuo, ma percorso a volte da improvvise accelerazioni e non scevro da ricombinazioni argute (vedi i collegamenti tra lettere e numeri nella data martedi 21 marzo 1989). E’ l’uomo Diego che fa capolino dietro le lettere impersonali, con le sue insicurezze, la sua furbizia da scugnizzo, la sua difficoltà a esistere in modo autonomo e strutturato.

Quell’uomo che nella firma si libera e si impadronisce dello spazio. Una firma mossa come il mare della sua Buenos Aires e della Napoli che lo accoglie, centrale, che ricorda il suo gol più bello: partenza dal centro del campo, dribbling e zig zag fino alla porta, con la palla a trafiggere la rete dell’Inghilterra – il tutto in 11 secondi. La firma è il calciatore e la sua tattica, la potente macchina da guerra lanciata verso la rete avversaria. E, ancora, fa tenerezza quel bisogno di farsi comunque riconoscere e apprezzare affidato al MARADONA scritto in stampatello sotto la firma e – come se non bastasse a identificarlo – al numero della maglia: la mitica e iconica n. 10 che nessun giocatore del Napoli ha più voluto indossare dopo di lui. Sfilata la maglia, ritorna el pibe, le baracche di mattoni e lamiera di Villa Fiorito e – tutto intorno – solo fango.

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