Dal 1958 ai giorni nostri, in quasi settant’anni, si sono avvicendati sul soglio di Pietro sei papi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco.
Sei diverse personalità, sei modi di guardare al mondo, sei stili di comunicazione. Cosa ci aspetteremmo di veder confermato dalle loro grafie? Uno spiccato afflato spirituale? Un ritiro dal mondo materiale? Uno splendido equilibrio nel giudizio? Una dominanza del Tipo Pensiero? O forse del Tipo Sentimento? Non sono forse stati i rappresentanti di Cristo sulla terra?
Se questo è vero, è anche vero che ci troviamo di fronte a degli uomini, che sovente hanno ricevuto con umana ansia e con umanissima preoccupazione le chiavi della Chiesa. Ed ecco allora le loro grafie mostrare sì i segni degli alti ideali che li hanno guidati, ma anche quelli delle incertezze, dello smarrimento, dello scoramento di fronte a così arduo e imponente impegno. E se in alcuni il pensiero razionale diviene la bussola per non smarrirsi, per altri è l’istinto a dettare la strada, e per altri ancora il rapporto umano, con il prossimo in genere, si trasforma in linfa vitale anche e soprattutto nei momenti più difficili del Pontificato.
